L’aggiornamento ARAN ai dati Istat sull’ultimo trimestre 2025 offre una fotografia utile per capire come si sono mossi stipendi e contratti dopo i rinnovi recepiti nel 2025 e quale sia il posizionamento del comparto Difesa e Sicurezza dentro la pubblica amministrazione. I dati aiutano anche a contestualizzare l’avvio del ciclo negoziale 2025–2027, aperto con i primi incontri di fine gennaio 2026.
Retribuzioni contrattuali 2025 in crescita, ma a velocità diverse tra pubblico e privato
Il punto di partenza è la metodologia Istat: i numeri riguardano le retribuzioni contrattuali (cioè i valori fissati da contratti e norme), non le “retribuzioni di fatto” in busta paga. L’Istat precisa che l’indice considera gli elementi retributivi degli accordi collettivi con carattere generale e continuativo, le mensilità aggiuntive e alcune erogazioni periodiche; restano esclusi straordinari, emolumenti della contrattazione integrativa (aziendale o decentrata) e gli importi corrisposti a titolo di arretrati e una tantum.
Nella media del 2025, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie cresce del 3,1% rispetto all’anno precedente. La spinta arriva soprattutto dal settore privato, dove la crescita media è del 3,2%, con un picco in agricoltura e incrementi sostenuti anche in industria e servizi.
Nel settore pubblico, invece, la crescita media si ferma al +2,7%: un dato che ARAN ricollega direttamente ai rinnovi contrattuali del triennio 2022–2024, recepiti nel corso del 2025.
Sul solo mese di dicembre 2025, l’indice registra un incremento +0,2% su novembre e +2,9% su dicembre 2024: un segnale di continuità, ma senza accelerazioni generalizzate.
Contratti: più rinnovi recepiti, ma ancora molta “vacanza contrattuale”
Nel quarto trimestre 2025 sono stati recepiti 9 contratti e, nello stesso periodo, nessun contratto è scaduto. Guardando all’intero anno, i contratti recepiti sono 33, applicati a circa 4,7 milioni di lavoratori dipendenti.
A fine dicembre 2025, i contratti in attesa di rinnovo sono 27 e interessano circa 5,5 milioni di dipendenti. La “tensione contrattuale” resta quindi un elemento strutturale: a dicembre 2025, per i lavoratori con contratto scaduto l’attesa media è pari a 18,9 mesi (in calo da 21,7 mesi su dicembre 2024); calcolata sull’insieme dei dipendenti, l’attesa media scende a 8,0 mesi (da 11,0 mesi su dicembre 2024).
Un passaggio chiave riguarda la pubblica amministrazione: nella lettura Istat, tutti i contratti della PA risultano scaduti a fine 2025. È un elemento che aiuta a interpretare i numeri: gli incrementi registrati nel 2025 derivano dall’applicazione (anche tardiva) dei rinnovi 2022–2024, ma il ciclo successivo resta da costruire.
Focus Difesa e Sicurezza: dove crescono di più le retribuzioni contrattuali nel 2025
Dentro la pubblica amministrazione, la dinamica non è uniforme. Nel confronto tendenziale (dicembre 2025 su dicembre 2024), gli aumenti più elevati riguardano Ministeri, Forze Armate e Vigili del Fuoco; anche le Forze dell’ordine mostrano una crescita sostenuta.
Per Difesa e Sicurezza, pur partendo da un comunicato che fotografa l’ultimo trimestre 2025, l’Istat pubblica anche una lettura per media annua 2025 (Prospetto 4), utile perché più coerente con il tema del recupero parziale rispetto al caro vita. In questa chiave, i rinnovi recepiti nel 2025 risultano particolarmente visibili: Militari – Difesa (+5,1%), Forze dell’ordine (+4,4%) e Vigili del fuoco (+3,9%) si collocano sopra la media della pubblica amministrazione (+2,7%), segnalando una dinamica contrattuale più sostenuta nel 2025.
In concreto, i dati indicano che l’applicazione dei rinnovi recepiti nel 2025 emerge soprattutto nelle voci strutturali misurate dall’indice (quelle generali e continuative): per questo, nei comparti della sicurezza l’incremento risulta più evidente.
Come leggere i dati per militari e forze di polizia
L’Istat utilizza una metodologia chiara per rappresentare l’andamento di contratti e stipendi: l’indice descrive il “prezzo” contrattuale della prestazione lavorativa, quindi è diverso dalle retribuzioni di fatto e non risente della quantità di ore effettivamente lavorate o di componenti retributive non continuative.
In particolare, l’indice esclude gli straordinari, gli emolumenti della contrattazione integrativa (aziendale o decentrata) e gli importi corrisposti a titolo di arretrati e una tantum. Di conseguenza, per militari e forze di polizia i dati vanno letti come un indicatore della dinamica contrattuale (voci generali e continuative) registrata nel 2025, non come una sintesi completa di tutto ciò che può entrare in busta paga.
Lo sfondo macro: recupero parziale rispetto all’inflazione
Nel commento Istat, la crescita delle retribuzioni contrattuali nel 2025 viene descritta come un recupero parziale rispetto all’inflazione (IPCA), che nel 2025 è pari a +1,7%. In termini pratici, la fase 2022–2024 aveva aperto un divario, mentre nel 2024–2025 si osserva un rientro solo in parte.
Per Difesa e Sicurezza, il dato tendenziale di dicembre evidenzia una dinamica più vivace nell’ultima parte dell’anno, in linea con i comparti che mostrano gli aumenti più elevati all’interno della PA.
Cosa ci dice la proiezione 2026 (stima Istat)
Il comunicato Istat non si ferma al consuntivo: pubblica anche una proiezione dell’indice per i sei mesi successivi e per la media 2026, calcolata sulla base degli incrementi già previsti dai contratti considerati “vigenti” alla fine di dicembre 2025. È una stima della dinamica già acquisita, alla quale si aggiungeranno gli aumenti che verranno definiti con i rinnovi successivi.
Nel documento, per l’intera economia la proiezione indica un incremento del +2,4% nella media gennaio–giugno 2026 e del +1,9% nella media dell’anno 2026. La stessa tabella riporta anche una stima per la pubblica amministrazione (+2,8% nella media del semestre; +2,2% nella media annua), ma l’Istat avverte che la proiezione è tanto più rappresentativa quanto più è contenuta la quota di contratti scaduti: un punto rilevante perché, a fine 2025, la PA risulta interamente in condizione di scadenza contrattuale.
In altri termini, la proiezione serve quindi a inquadrare il “sentiero” già incorporato nelle regole contrattuali esistenti, mentre l’effettivo profilo 2026 dipenderà soprattutto dai tempi e contenuti dei rinnovi e dalla capacità delle risorse di trasferirsi su componenti stabili della retribuzione.
Approfondimenti:
comunicato ARAN sulle retribuzioni contrattuali
comunicato Istat “Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali – ottobre/dicembre 2025”
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