Sindacati e APCSM tornano a Palazzo Vidoni il 24 e 25 giugno. Le nuove convocazioni potrebbero avvicinare la conclusione del rinnovo, mentre resta aperto il confronto tra chi ritiene necessario firmare e chi chiede ulteriori risorse.
Contratto Difesa e Sicurezza 2025-2027, nuovi incontri verso la possibile chiusura?
Il rinnovo del contratto per i Comparti Difesa e Sicurezza entra in una fase che potrebbe rivelarsi decisiva. Il Dipartimento della Funzione pubblica ha convocato nuovi incontri tecnici per il 24 e 25 giugno 2026, nell’ambito delle procedure negoziali relative al personale non dirigente.
La convocazione pubblicata da MP Nazionale, accompagnata anche dalla documentazione sulla distribuzione delle risorse, rappresenta un nuovo passaggio del confronto. La vicinanza delle riunioni e il livello di approfondimento raggiunto possono far pensare a un possibile avvicinamento alla chiusura, ma la convocazione, da sola, non consente di considerare già definito l’accordo.
Le cifre anticipate da AMUS Aeronautica
Nel dibattito è intervenuta AMUS Aeronautica, che ha diffuso una propria elaborazione sugli aumenti e sugli arretrati, accompagnata da una tabella riepilogativa riferita al comparto Difesa.
Secondo la simulazione pubblicata dall’associazione, l’incremento medio mensile lordo per dipendente potrebbe attestarsi intorno a 60,11 euro nel 2025, 121,86 euro nel 2026 e 182,86 euro a regime dal 2027. Gli arretrati medi lordi riferiti al 2025 e al 2026 vengono invece stimati in circa 2.357,61 euro pro capite.
Si tratta di valori medi elaborati da AMUS sulla base delle risorse disponibili e delle ipotesi distributive prese in considerazione. Non coincidono, quindi, con importi individuali già definitivi, che dipenderanno dal grado, dal parametro, dalle componenti pensionabili e dal contenuto dell’eventuale accordo conclusivo.
AMUS sostiene che una definizione entro il 2026 permetterebbe di consolidare dal gennaio 2027 gli aumenti a regime e di rendere disponibili in tempi più rapidi gli arretrati. L’associazione evidenzia inoltre che le risorse attualmente considerate risultano già finanziate e che il semplice prolungamento della trattativa non assicura, di per sé, l’arrivo di ulteriori fondi.
Perché firmare in tempi brevi può essere considerato utile?
La posizione favorevole alla chiusura del contratto parte da un elemento concreto: le risorse oggi disponibili risultano già individuate, mentre al momento non emergono elementi ufficiali che consentano di considerare certa una loro integrazione.
In questa prospettiva, firmare in tempi brevi può essere letto come un modo per rendere operative somme già finanziate, evitando che l’applicazione dei nuovi valori stipendiali, delle componenti pensionabili e degli eventuali istituti collegati venga ulteriormente rinviata.
Gli arretrati recupererebbero le differenze nominali previste dal contratto, ma arriverebbero dopo mesi o anni, a seconda del tempo necessario per completare la trattativa. Nel frattempo, il personale continuerebbe a percepire soltanto l’indennità di vacanza contrattuale.
In termini semplici, un aumento riconosciuto subito consente al lavoratore di avere ogni mese qualche euro in più per affrontare il costo della vita. Se invece quell’aumento arriva dopo, sotto forma di arretrati, la somma nominale viene recuperata, ma non è stata disponibile quando serviva.
Perché alcune sigle possono ritenere corretto non firmare subito?
La posizione contraria alla chiusura immediata ha, tuttavia, motivazioni altrettanto comprensibili. Sindacati e APCSM possono ritenere gli stanziamenti insufficienti rispetto alla perdita di potere d’acquisto accumulata e considerare la mancata firma come uno strumento di pressione per chiedere risorse aggiuntive o una diversa distribuzione dei fondi.
Da questo punto di vista, la mancata firma può essere letta come una scelta negoziale e non necessariamente come una chiusura pregiudiziale. In un comparto segnato da specificità operative, vincoli ordinamentali, impiego continuativo e limitazioni professionali, la richiesta di maggiori stanziamenti può essere rappresentata come una forma di tutela del personale. Si tratta, anche in questo caso, di una valutazione politico-sindacale che rientra nella sfera di autonomia delle organizzazioni rappresentative.
Il punto decisivo resta il risultato concreto
Il punto, però, resta lo stesso: la differenza di strategia, ad ogni modo, acquista maggiore forza sul piano negoziale se riesce a portare a un risultato concreto. Se il quadro delle risorse non cambia, il prolungamento della trattativa potrebbe tradursi in un costo aggiuntivo per i lavoratori, che continuano ad attendere aumenti e arretrati senza sapere se arriveranno condizioni realmente migliori.
Le manifestazioni e il clima del confronto
Sul piano pubblico, il tema è stato accompagnato anche da iniziative di mobilitazione. Il 18 giugno SIAM Aeronautica, SILP CGIL e LRM hanno promosso manifestazioni nazionali dedicate, tra gli altri temi, al rinnovo contrattuale, alla previdenza e alle condizioni del personale.
Per il 18 luglio è inoltre annunciata a Roma un’ulteriore mobilitazione promossa da altre sigle. Al momento, si tratta di un’iniziativa preannunciata dalle organizzazioni promotrici. Se nel frattempo il contratto dovesse essere chiuso, quella manifestazione si svolgerebbe in un quadro negoziale già diverso.
In questa fase, più che enfatizzare le proteste, appare utile registrare il dato politico e sindacale: il rinnovo continua a suscitare posizioni differenti e una parte della rappresentanza ritiene ancora insufficiente il livello delle risorse oggi disponibili.
Una scelta che spetta alla rappresentanza, con effetti sul personale
La questione non può essere ridotta alla contrapposizione tra chi vuole firmare e chi vuole rinviare. Firmare rapidamente consentirebbe di rendere disponibili aumenti e arretrati già finanziati. Attendere, invece, può trovare una propria giustificazione soltanto nel caso in cui esistano margini concreti per ottenere risorse o condizioni migliorative.
In sintesi, se gli stanziamenti restassero invariati, il costo del tempo rischierebbe di ricadere soprattutto sul personale. La decisione finale resta quindi affidata alle organizzazioni rappresentative, chiamate a valutare non soltanto l’entità degli aumenti, ma anche le conseguenze economiche dell’attesa e l’eventuale esistenza di presupposti concreti per un incremento dei fondi già disponibili.
In questo passaggio, il piano dell’informazione resta quello della ricostruzione dei dati disponibili, delle simulazioni, delle rivendicazioni e degli scenari possibili.
Approfondimento
Per seguire gli sviluppi del rinnovo risultano utili la convocazione degli incontri tecnici del 24 e 25 giugno e la simulazione economica diffusa da AMUS Aeronautica.
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