Con l’avvicinarsi della primavera iniziano a emergere i primi segnali sul FESI 2025, il Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali destinato a remunerare le attività svolte dal personale nel corso dell’anno. Come avviene di consueto, il fondo viene liquidato nell’anno successivo rispetto alle prestazioni svolte e, anche per il ciclo relativo alle attività del 2025, il pagamento è generalmente atteso tra luglio e agosto del 2026.
FESI 2025: primi segnali sul fondo che sarà pagato nel 2026
In questa fase iniziale non esistono ancora atti definitivi di ripartizione, ma stanno emergendo le prime comunicazioni e osservazioni provenienti da sindacati e APCSM, che segnalano criticità, proposte di modifica e possibili correttivi ai criteri di attribuzione del fondo. Di seguito si propone una panoramica delle prime attività sindacali relative al FESI 2025.
Guardia di Finanza: confronto sulla bozza di riparto
Nel comparto della Guardia di Finanza uno dei primi interventi è arrivato dal sindacato SINAFI, che ha comunicato di aver espresso parere contrario sulla bozza di decreto ministeriale di ripartizione del FESI 2025.
Secondo quanto riportato nella nota diffusa dall’organizzazione sindacale, lo stanziamento aggiuntivo disponibile sarebbe pari a 213.992 euro. Il sindacato avrebbe proposto di destinare tali risorse ad alcune qualifiche specialistiche (SPEQUAB), tra cui specialisti antincendio, esperti in sicurezza delle informazioni, manutentori dei sistemi di telecomunicazione e istruttori di tiro operativo.
Oltre alla questione delle risorse, nella stessa comunicazione viene evidenziato un ulteriore profilo ritenuto rilevante: quello della rendicontazione del cambio turno e delle forme di reperibilità. Secondo quanto rappresentato dal sindacato, tali attività non sarebbero ancora pienamente registrate nei sistemi di contabilizzazione utilizzati per il fondo, con possibili ricadute sulla corretta valorizzazione delle prestazioni.
Nel documento viene inoltre richiamata una posizione differente da parte di altre sigle del comparto, che avrebbero preferito una distribuzione più ampia delle limitate risorse aggiuntive, anziché una destinazione mirata a specifiche specializzazioni.
Arma dei Carabinieri: nuove indennità e confronto aperto
Per quanto riguarda l’Arma dei Carabinieri, le informazioni che circolano collegano il confronto attuale alle ricadute delle precedenti intese negoziali.
Secondo quanto segnalato dall’Associazione Professionale a Carattere Sindacale tra Militari, UNARMA, alcune voci discusse nel ciclo precedente dovrebbero trovare applicazione proprio a partire dal FESI 2025, con pagamento previsto nel 2026. Tra queste figurerebbero l’indennità di cambio turno, quelle relative alle aliquote API, le attività SOS e la valorizzazione dei negoziatori.
Nel frattempo il Nuovo Sindacato Carabinieri ha comunicato l’avvio del tavolo di confronto sul FESI presso il Comando Generale, annunciando il deposito di una propria piattaforma tecnica. Il comunicato non entra nel dettaglio di cifre o coefficienti, ma conferma che il confronto sul fondo relativo alle attività del 2025 è attualmente in corso.
Forze Armate: attenzione ai criteri di attribuzione
Nel comparto delle Forze Armate, in questa fase, l’attenzione si concentra soprattutto sui criteri di attribuzione del fondo.
Il SIULM Aeronautica ha infatti segnalato una possibile penalizzazione per il personale impiegato in turnazioni autocompensanti, sostenendo che il sistema attuale potrebbe rendere più difficile per i turnisti accedere ai livelli più elevati del FESI.
La richiesta avanzata riguarda quindi una revisione dei criteri di calcolo, con l’obiettivo di valorizzare in modo più coerente le specificità operative di alcuni reparti e garantire una distribuzione ritenuta più equilibrata.
Un percorso ancora nelle fasi iniziali
Nel complesso, le informazioni che emergono rappresentano i primi approcci al ciclo FESI 2025, relativo alle attività svolte nel corso dell’anno e destinato a essere liquidato nel 2026. Al momento si tratta prevalentemente di contributi e osservazioni provenienti dall’ambito sindacale, insieme a segnalazioni tecniche e piattaforme di confronto; per avere un quadro definitivo sarà quindi necessario attendere gli esiti degli incontri e i successivi atti formali di ripartizione del fondo.
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