L’aggiornamento Istat sulle retribuzioni contrattuali del secondo trimestre 2025 evidenzia aumenti diffusi, dinamiche negoziali intense e importanti miglioramenti nei comparti difesa e sicurezza, con prospettive di ulteriori recuperi. Approfondimenti con link diretti a fine pagina
Retribuzioni contrattuali: andamento secondo trimestre 2025
Nel secondo trimestre 2025 l’indice delle retribuzioni contrattuali registra un incremento tendenziale del 2,7% rispetto a giugno 2024 e una crescita congiunturale dello 0,5%. Nonostante un’attività negoziale intensa con dieci contratti recepiti, la dinamica retributiva mostra un rallentamento rispetto al trimestre precedente, dovuto alla decelerazione del settore privato.
Dati generali
- Dipendenti coperti da contratti vigenti: 56,3% (7,4 milioni)
- Dipendenti in attesa di rinnovo: 43,7% (5,7 milioni)
- Tempo medio di attesa rinnovo: 24,9 mesi per contratti scaduti; 10,9 mesi considerando tutti i dipendenti
- Retribuzione oraria media (gennaio-giugno 2025): +3,5% rispetto allo stesso periodo 2024
Differenze settoriali
- Settore privato: crescita tendenziale +2,6%
- Pubblica Amministrazione: crescita tendenziale +2,9%
- Settori con maggiori incrementi: ministeri (+6,9%), militari-difesa ed energia elettrica (+6,7%), forze dell’ordine (+5,8%)
- Incremento nullo: farmacie private e telecomunicazioni
Focus comparti difesa e sicurezza
I comparti Difesa e Sicurezza registrano tra gli aumenti più significativi. Nel trimestre aprile-giugno 2025, le retribuzioni contrattuali per militari e personale della difesa hanno segnato un incremento tendenziale del 6,7%, mentre per le forze dell’ordine (sia a ordinamento militare che civile) l’aumento si attesta al 5,8%. Il recente rinnovo di contratto per questi comparti è tra i più elevati degli ultimi vent’anni, contrariamente a quanto affermato da qualche operatore sindacale del settore. Gli aumenti risultano considerevoli e sono stati ulteriormente valorizzati dalle correzioni introdotte dal Governo dopo la riforma delle aliquote IRPEF, che hanno eliminato quasi del tutto il precedente paradosso di maggiore tassazione legato alle vecchie quattro aliquote. Per ulteriori dettagli sul rinnovo e i suoi effetti, è possibile consultare il nostro articolo di approfondimento.
Questi dati confermano l’effetto dei rinnovi contrattuali e delle indennità specifiche introdotte nei mesi precedenti, sottolineando l’attenzione negoziale rivolta a questi settori strategici. Seppur vero che non è ancora stato recuperato il gap inflazionistico del 2022/2023, il Governo sta già pianificando di colmarlo con i successivi due contratti, grazie a fondi già stanziati dalla legge di bilancio 2025.
Contratti collettivi e prospettive future
Alla fine di giugno 2025 sono in vigore 44 contratti nazionali, che coprono il 54% del monte retributivo complessivo. Nel trimestre sono stati recepiti 10 contratti, di cui cinque nel settore industriale, due nei servizi privati e tre nella pubblica amministrazione. Secondo le proiezioni Istat, nel semestre luglio-dicembre 2025 l’indice delle retribuzioni contrattuali crescerebbe del 2,7%, portando l’incremento medio annuo al 3,1%. I dati confermano che, nonostante i rinnovi, il quadro generale resta caratterizzato da un’alta percentuale di lavoratori in attesa di rinnovo, soprattutto nella PA. Inoltre, le retribuzioni contrattuali in termini reali a giugno 2025 rimangono inferiori di circa il 9% rispetto ai livelli di gennaio 2021.
Fonti
- Istat – Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali – II trimestre 2025
- Istat – Relazione completa
- ARAN – Retribuzioni contrattuali: aggiornamento al comunicato Istat del 30 luglio 2025
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Corriere dei Militari – Rinnovi contrattuali Forze Armate 2025–2030: aumenti tra i più alti degli ultimi vent’anni
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