Il rinnovo 2025-2027 dei Comparti Difesa e Sicurezza entra in una fase rilevante del confronto. Tra richieste di nuovi fondi, posizioni sindacali non sempre coincidenti e vincoli di finanza pubblica, la trattativa resta aperta dentro una procedura speciale: non un normale contratto privatistico, ma un’intesa destinata a diventare operativa solo con il recepimento tramite DPR.
Rinnovo 2025-2027, tra richieste sindacali e risorse già stanziate
Dopo gli ultimi incontri per il rinnovo del contratto 2025-2027 dei Comparti Difesa e Sicurezza emergono posizioni sindacali non sempre coincidenti. Dai messaggi diffusi dalle organizzazioni sindacali e dalle APCSM si coglie una linea comune sul piano delle aspettative: le sigle rappresentano la volontà di non deludere il personale rappresentato, dopo aver ricevuto mandato e fiducia per portare al tavolo rivendicazioni economiche, previdenziali e ordinamentali. In questo quadro si inserisce anche la posizione del NSC, che ha annunciato l’interruzione della partecipazione al tavolo negoziale, motivando la scelta con la richiesta di maggiore trasparenza informativa.
Il punto non è soltanto quanto aumenteranno gli stipendi, ma anche quando quegli aumenti diventeranno concretamente esigibili. Il confronto, tuttavia, si muove dentro un quadro economico che, allo stato, risulta collegato alle risorse già stanziate. Secondo le ricostruzioni sindacali diffuse nel corso del confronto, le risorse disponibili sarebbero costruite su incrementi progressivi dell’1,8% per il 2025, del 3,6% per il 2026 e del 5,4% a regime dal 1° gennaio 2027. Nella riunione tecnica del 26 maggio, inoltre, la Federazione COISP-MOSAP ha evidenziato che, nelle condizioni economiche date, oltre il 90% delle risorse disponibili sarebbe destinato al trattamento fisso e continuativo del personale, con l’obiettivo di garantire incrementi stipendiali strutturali. Tuttavia, secondo molte sigle, tali risorse non sembrano sufficienti a compensare pienamente l’aumento del costo della vita. Da qui la richiesta di ulteriori stanziamenti, spesso collegata anche all’addendum del precedente contratto. Il tema è stato richiamato, tra gli altri, in contenuti social diffusi da SIAM e SIULM, dove l’addendum viene presentato come il richiamo a impegni e questioni rimaste aperte nella precedente tornata contrattuale.
Uno dei profili centrali resta quello della sostenibilità finanziaria. Il Governo si muove dentro vincoli di bilancio e nel quadro degli impegni di finanza pubblica assunti anche in sede europea. In assenza di nuove coperture, questo può ridurre gli spazi per interventi aggiuntivi. In questo scenario, anche temi molto sentiti, come la previdenza dedicata per il personale più vicino al congedo e la previdenza complementare per i più giovani, potrebbero non trovare una risposta piena nell’attuale rinnovo.
Militari e Forze di polizia: perché non è un normale contratto pubblico?
Per comprendere la fase finale della trattativa occorre partire dal quadro normativo. Il personale militare e le Forze di polizia non rientrano nel pubblico impiego contrattualizzato in senso ordinario. L’articolo 3 del decreto legislativo 165/2001 colloca infatti il personale militare e quello delle Forze di polizia di Stato tra il personale in regime di diritto pubblico, disciplinato dai rispettivi ordinamenti.
Questo significa che il rapporto di impiego non segue il modello ordinario dei contratti collettivi del pubblico impiego privatizzato. Per il personale non dirigente dei Comparti Difesa e Sicurezza opera invece una procedura negoziale speciale, regolata dal decreto legislativo 195/1995, che disciplina i contenuti del rapporto di impiego e prevede il recepimento finale delle intese attraverso decreti del Presidente della Repubblica.
In altre parole, il personale destinatario del rinnovo partecipa a una procedura negoziale, ma non per questo il rapporto assume natura civilistica o privatistica.
Il regime di diritto pubblico significa che lo status, i doveri, le limitazioni e l’organizzazione del rapporto restano disciplinati da norme speciali e dall’ordinamento di appartenenza. La fonte che rende operative le intese non è quindi un CCNL ordinario, ma il DPR di recepimento. La distinzione è decisiva: la negoziazione definisce i contenuti economici e normativi, ma l’efficacia finale passa attraverso un decreto di recepimento, nella forma del DPR.
Il ruolo delle APCSM e dello Stato Maggiore della Difesa al tavolo negoziale
Dopo il superamento del precedente modello della rappresentanza militare, le APCSM rappresentative partecipano alla contrattazione nazionale secondo le regole inserite nel Codice dell’ordinamento militare e coordinate con il decreto legislativo 195/1995. Gli articoli 1478 e 1479 del Codice dell’ordinamento militare definiscono, rispettivamente, i criteri di rappresentatività e le prerogative attribuite alle associazioni rappresentative.
Per le Forze armate, la procedura vede anche la partecipazione dei rappresentanti dello Stato Maggiore della Difesa. Lo SMD non sostituisce però la parte governativa e non conclude autonomamente il contratto. Partecipa alla trattativa come componente tecnica e ordinamentale della parte pubblica, mentre la chiusura formale passa dall’ipotesi unica di accordo, dalla verifica governativa delle compatibilità finanziarie e dal successivo DPR.
È importante anche un altro aspetto: il decreto legislativo 195/1995 contempla la possibilità di sigle dissenzienti. Le organizzazioni che non condividono l’ipotesi di accordo possono trasmettere osservazioni prima della definitiva approvazione governativa. Questo dato consente di affermare, con prudenza, che l’unanimità non appare richiesta come condizione assoluta per completare la procedura negoziale.
Firma subito o proseguire il confronto?
La questione politica e sindacale si concentra ora su una domanda concreta: conviene chiudere il rinnovo con le risorse disponibili oppure proseguire la trattativa per tentare di ottenere ulteriori risultati?
La richiesta di nuovi fondi, avanzata da più sigle, si collega soprattutto alla valutazione secondo cui gli aumenti previsti potrebbero non recuperare integralmente la perdita di potere d’acquisto maturata negli ultimi anni. Allo stesso tempo, il ritardo della firma può produrre effetti economici sfavorevoli per il personale. L’indennità di vacanza contrattuale attenua l’attesa, ma resta un’anticipazione parziale e non sostituisce gli aumenti pieni, che diventano effettivi solo dopo il recepimento dell’accordo.
Il punto, quindi, non va confuso con il valore dello stipendio mensile né con la sola quota di IVC già riconosciuta in busta paga. Quando l’accordo sarà recepito con DPR, al personale saranno corrisposti gli arretrati derivanti dalle nuove decorrenze economiche, al netto di quanto già anticipato con l’indennità di vacanza contrattuale. Tuttavia, con le sole risorse oggi stanziate, il rinnovo non sembra in grado di compensare pienamente gli effetti dell’inflazione, come evidenziato da più sigle nel corso del confronto, e appare destinato soprattutto a mitigare l’impatto del costo della vita, più che a garantire un recupero integrale delle perdite maturate. Il quadro sarebbe diverso se fossero disponibili ulteriori fondi: nuove risorse potrebbero infatti avvicinare il rinnovo a un recupero più completo del potere d’acquisto e rendere più chiaro se, e quando, convenga portare la trattativa a conclusione.
In assenza di questa certezza, il tempo resta un fattore rilevante: più la firma e il recepimento slittano in avanti, più gli aumenti pieni arrivano tardi, mentre l’IVC continua a rappresentare soltanto un’anticipazione parziale. La questione non è solo contabile, ma anche sostanziale: a confronto con il costo della vita, 1.000 euro nominali percepiti nel 2027 possono avere un valore reale inferiore rispetto agli stessi 1.000 euro percepiti oggi, soprattutto se nel frattempo prezzi e spese familiari continuano a crescere. Il dato economico finale dipenderà da grado, parametro stipendiale, decorrenze e trattenute. Se i fondi restano quelli già stanziati, le scelte delle APCSM assumeranno quindi un peso rilevante nel bilanciare pressione negoziale, risultati concretamente ottenibili e tempi di pagamento.
La valutazione, dunque, non riguarda soltanto la firma o il dissenso. Riguarda il rapporto tra risultato possibile, tempi di pagamento e aspettative del personale. Proseguire la trattativa può incidere positivamente se consente di ottenere risultati ulteriori; in assenza di nuove risorse, invece, l’allungamento dei tempi può tradursi in un costo economico indiretto per il personale.
Una fase che può ancora riservare sviluppi
La prossima tornata di convocazioni potrebbe chiarire se vi siano spazi per modificare il quadro economico o se il confronto si avvierà verso la definizione dell’ipotesi di accordo. In questa fase, le sigle dovranno valutare il rapporto tra le richieste ancora aperte, gli eventuali margini negoziali e l’impatto dei tempi sul trattamento economico del personale.
Il rinnovo 2025-2027, quindi, non è soltanto una questione di percentuali. È anche un passaggio in cui si intrecciano rivendicazione, sostenibilità finanziaria e tutela immediata delle buste paga. La procedura speciale prevista per Difesa e Sicurezza lascia spazio al confronto, ma conferma che la fase conclusiva resta legata all’approvazione governativa e al recepimento con DPR.
Approfondimenti
Per comprendere il quadro normativo della trattativa sono utili il decreto legislativo 165/2001, in particolare l’articolo 3 sul personale in regime di diritto pubblico, il decreto legislativo 195/1995, che disciplina le procedure negoziali per Forze di polizia e Forze armate, e il Codice dell’ordinamento militare, con gli articoli 1478 e 1479 sulle APCSM rappresentative e sulle prerogative negoziali. Sul piano sindacale, il tema dell’addendum e degli impegni richiamati dopo il precedente rinnovo è stato rilanciato anche in comunicazioni social di SIAM e SIULM, mentre il NSC ha comunicato l’interruzione della partecipazione al tavolo negoziale. Per il quadro economico, le percentuali dell’1,8%, 3,6% e 5,4% sono state richiamate anche dal SIAP e dalla FNS CISL, mentre la destinazione di oltre il 90% delle risorse al trattamento fisso e continuativo è stata indicata da COISP-MOSAP.
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