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Vacanza contrattuale, il decreto è in Gazzetta: militari e poliziotti non sono richiamati dal nuovo modello CCNL

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Il decreto anticipato dal Governo è ora pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entra in vigore dal 1° maggio 2026, proprio nella giornata simbolica della Festa dei lavoratori. La novità riguarda la disciplina dei rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro e introduce un meccanismo di anticipazione in caso di ritardi prolungati. Tuttavia, l’articolo 10 non richiama espressamente militari, Forze di polizia o personale in regime di diritto pubblico.

Vacanza contrattuale, il decreto è in Gazzetta: militari e poliziotti non sono richiamati dal nuovo modello CCNL

Ne avevamo già anticipato i contenuti in un precedente approfondimento dedicato a rinnovi contrattuali, vacanza contrattuale e IPCA nel pubblico impiego, partendo dal comunicato stampa n. 172 del Consiglio dei ministri, con il quale il Governo aveva annunciato un intervento sulla disciplina dei rinnovi contrattuali.

Ora il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2026 ed entra in vigore dal 1° maggio 2026, proprio nel giorno simbolico della Festa dei lavoratori.

La norma da osservare è l’articolo 10, rubricato “Rinnovi contrattuali”. Il testo prevede che, in sede di rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro, siano le parti stipulanti a disciplinare le decorrenze degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica per il periodo compreso tra la scadenza del vecchio contratto e la firma del nuovo.

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In caso di mancato rinnovo entro i primi dodici mesi successivi alla scadenza naturale, le retribuzioni vengono adeguate a titolo di anticipazione forfettaria, parametrata alla variazione dell’IPCA nella misura del 30 per cento, salvo diverse pattuizioni contrattuali.

Nessun riferimento espresso a militari e Forze di polizia

Il punto centrale, per il comparto Difesa e Sicurezza, è che l’articolo 10 non contiene alcun riferimento espresso al personale militare, alle Forze di polizia o, più in generale, al personale in regime di diritto pubblico.

La formulazione utilizzata dal decreto richiama infatti i contratti collettivi nazionali di lavoro, cioè un modello che riguarda il lavoro contrattualizzato. Per questo motivo, la norma può interessare, nei limiti del relativo ambito di applicazione, il personale civile contrattualizzato delle amministrazioni della Difesa, dell’Interno e degli altri dicasteri interessati, se inquadrato in un CCNL.

Diverso è il discorso per militari e poliziotti. Il personale delle Forze armate e delle Forze di polizia rientra infatti tra il personale in regime di diritto pubblico, ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e segue una disciplina speciale, fondata sulle procedure negoziali previste dal decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195. Gli accordi relativi al comparto Difesa e Sicurezza sono recepiti con distinti provvedimenti normativi, normalmente mediante DPR separati per il personale delle Forze di polizia e per quello delle Forze armate, e non sono quindi sovrapponibili in modo automatico al sistema ordinario dei CCNL del lavoro contrattualizzato.

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Per questa ragione, salvo modifiche in sede di conversione o specifiche norme di coordinamento, il nuovo meccanismo non appare direttamente riferibile a militari, carabinieri, finanzieri, personale della Polizia di Stato e personale della Polizia Penitenziaria.

Vantaggio o svantaggio? Dipende dalla trattativa

Il decreto non introduce un recupero pieno e automatico del caro vita. Al contrario, affida molto alla contrattazione: saranno le parti, in sede di rinnovo, a stabilire decorrenze, importi una tantum e strumenti di copertura del periodo scoperto.

Il meccanismo del 30 per cento dell’IPCA dopo dodici mesi può rappresentare una tutela minima nei casi di rinnovi bloccati, ma non sostituisce l’interesse principale dei lavoratori: arrivare a un rinnovo rapido, con risorse adeguate e decorrenze capaci di recuperare almeno una parte dell’erosione salariale prodotta dall’inflazione.

Per il comparto Difesa e Sicurezza il tema resta quindi politico e negoziale. Se il decreto non riguarda direttamente il personale in regime di diritto pubblico, resta comunque un segnale di metodo: sul piano concettuale, il ritardo nei rinnovi contrattuali pesa sulle retribuzioni e rende ancora più urgente chiudere i tavoli in tempi celeri.

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