Mondo Militare: evoluzione, difesa e scenari geopolitici...

legge di bilancio 2026, detassazione rinnovi contratti per privati, esclusi militari, poliziotti e pubblico impiego legge di bilancio 2026, detassazione rinnovi contratti per privati, esclusi militari, poliziotti e pubblico impiego

Detassazione 5% sui rinnovi: esclusi militari e poliziotti

Lettura
2 min

Nel testo della Legge di Bilancio 2026 approvato definitivamente dalla Camera il 30 dicembre 2025 (in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) è inserita una misura fiscale che riduce la tassazione sugli aumenti collegati ai rinnovi contrattuali. La norma è interessante, ma con un limite: per come è formulata, non si applica al pubblico impiego, inclusi militari e Forze di polizia.

Detassazione al 5% sui rinnovi: misura del settore privato

Il riferimento è l’articolo 1, comma 7. La disposizione prevede che gli incrementi retributivi corrisposti nel 2026, se derivanti da contratti collettivi sottoscritti dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026, possano essere assoggettati a una imposta sostitutiva del 5% in luogo di IRPEF e addizionali, salvo rinuncia scritta del lavoratore. La misura inserita nella legge è però circoscritta ai lavoratori dipendenti del settore privato e richiede un reddito da lavoro dipendente 2025 non superiore a 33.000 euro.

Netto in busta paga e potere d’acquisto, possibile estensione al pubblico?

L’effetto pratico, nei casi in cui opera, può tradursi in un netto più alto rispetto alla tassazione ordinaria, ma l’entità del beneficio varia in base alla posizione fiscale individuale. Una tassazione sostitutiva può contribuire a mitigare il drenaggio fiscale (fiscal drag) sugli aumenti nominali, in quanto limita l’applicazione dell’IRPEF ordinaria su quella quota; anche qui, però, l’impatto effettivo dipende da scaglioni, detrazioni e addizionali, e può essere stimato in modo attendibile solo tramite simulazioni tecniche caso per caso.

Leggi anche:  Pensioni militari 2027-2028: nuova circolare Persomil

È anche per questo che può emergere un interesse “indiretto” per militari e Forze di polizia: nei Comparti Difesa e Sicurezza potrebbe ricadere una quota significativa di personale in fasce reddituali vicine a soglie analoghe. Se un meccanismo simile fosse esteso anche al pubblico impiego, potrebbe incidere sul netto e, di riflesso, sul potere d’acquisto, con effetti da quantificare.

In questo quadro, con le cautele già richiamate su effetti e quantificazioni, si inserisce anche la riflessione rilanciata dal SIULM nel proprio intervento sulla riduzione dell’aliquota IRPEF dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro: secondo la sigla, un beneficio “di scaglione” può lasciare una parte del personale con vantaggi limitati o assenti. È un passaggio che, nel dibattito sul potere d’acquisto, rafforza l’idea di valutare strumenti più selettivi e con maggiore effetto perequativo sulle fasce che rischiano di restare ai margini: come, ad esempio, una detassazione sugli incrementi da rinnovo, se mai venisse portata (e riscritta) anche per il pubblico impiego.

Leggi anche:  Contratto militari 2025–2027, segnali di ripresa del confronto

Una proposta da portare al tavolo della prossima negoziazione?

Oggi, tuttavia, il punto fermo resta: il comma 7 è costruito per il settore privato. Proprio per questo, nell’ambito dei Comparti Difesa e Sicurezza, la misura può essere letta come uno spunto tecnico da tradurre in proposta: non un automatismo, ma un modello già presente nella manovra che potrebbe essere valutato e, se ritenuto sostenibile, adattato al pubblico impiego.

In concreto, l’ipotesi sarebbe quella di valutare una detassazione selettiva sugli incrementi da rinnovo, con criteri legati al reddito e con un impianto compatibile con le coperture disponibili, sulla base di verifiche tecniche e finanziarie.

Dopo gli incontri a Palazzo Chigi di inizio dicembre 2025 tra Governo, sindacati e APCSM, in alcune comunicazioni pubbliche è stata richiamata l’ipotesi di un avvio del tavolo già a gennaio 2026, salvo convocazione formale. In ogni caso, il 5% resta un precedente utile: mostra come la leva fiscale possa incidere sul netto.

Leggi anche:  12 miliardi per la Difesa e rinnovo contratti: il doppio binario del DFP 2026

Approfondimento:

Testo completo (PDF Camera, A.C. 2750)


Il presente post non rappresenta una notizia ufficiale. I link presenti nell’articolo costituiscono la fonte delle informazioni che hanno ispirato il contenuto di questa pagina. Nonostante l’attenzione nella redazione dei contenuti presenti nella pagina, il testo ha finalità puramente informativa e non sostituisce documenti ufficiali o consulenze professionali. Per correzioni, suggerimenti o per richiedere la rimozione di elementi presenti in questa pagina, potete contattarci, clicca qui. Si declina ogni responsabilità per eventuali errori, omissioni o aggiornamenti normativi successivi alla data di pubblicazione.

Resta aggiornato, ricevi i nuovi post:

Segui il Blog su Telegram: unisciti al canale.
Segui il Blog anche su Facebook: Metti Like sulla Pagina.