La Cgil lancia l’allarme sugli effetti economici delle guerre e del caro energia, denunciando il rischio di una nuova crisi sociale. Secondo il sindacato, servono misure strutturali su prezzi, salari, pensioni, fisco e sviluppo industriale, per evitare che i costi ricadano ancora una volta su lavoratori e famiglie.
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Crisi globale e scelte sbagliate aggravano prezzi, salari e industria. Il sindacato chiede interventi su energia, redditi e sviluppo per evitare una nuova crisi sociale
La guerra in Medioriente “sta producendo pesantissime conseguenze economiche e sociali” che rischiano di travolgere un Paese già indebolito. È l’allarme lanciato dall’assemblea generale della Cgil che, in un ordine del giorno approvato, punta il dito contro le scelte del governo e indica le misure urgenti per evitare un nuovo shock su lavoro e redditi.
Secondo il sindacato, il contesto attuale “sta facendo emergere tutti gli errori commessi dall’esecutivo”: politiche energetiche “concentrate sulle fonti fossili”, la “frenata alle rinnovabili”, l’“opposizione al Green deal europeo” e perfino “l’irrealistico ritorno al nucleare”. A ciò si aggiunge “il rifiuto di qualsiasi misura strutturale per ridurre le bollette energetiche” e l’assenza di politiche contro la precarietà, con “frantumazione dei cicli produttivi” e diffusione dei contratti flessibili.
Un’economia già in affanno
Il quadro economico descritto è netto: “Il pil è già tornato allo zero virgola”, “il potere d’acquisto è crollato” e avanza “un processo di deindustrializzazione che sarà accelerato da un’impennata duratura dei costi energetici”. In questo scenario, i provvedimenti del governo risultano inefficaci: la proroga del decreto accise “è solo un pannicello caldo”, spiega infatti la Cgil.
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