La riforma della medicina territoriale entra nel vivo con il decreto Schillaci. Al centro ci sono i medici di famiglia, le Case di Comunità e un possibile rapporto di dipendenza con il Servizio sanitario nazionale, su base volontaria. Una svolta organizzativa che divide Regioni e sindacati di categoria.
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Medici di famiglia e Case di Comunità: il nodo della riforma Schillaci
Un medico di famiglia al centro dell’assistenza territoriale, motore delle Case di Comunità che stanno aprendo in tutta Italia e con un contratto da dipendente, su base volontaria, con il Servizio sanitario nazionale. Questo l’obiettivo del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha illustrato in Conferenza delle Regioni la bozza di decreto-legge che porta il suo nome e che punta, soprattutto “a fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili”. Ecco cosa sapere.
Come si procederà
Per farlo, la strada scelta è quella di un decreto-legge che potrebbe arrivare entro maggio. Come già annunciato in passato dal ministro, il cuore della riforma che punta a fare della medicina territoriale una chiave per la “svolta” e la “profonda innovazione” del Servizio Sanitario Nazionale, è rendere il ruolo dei medici di base una “componente stabile del modello organizzativo” delle case di Comunità.
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