Ad aprile 2026 i prezzi al consumo tornano ad accelerare. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’inflazione sale al 2,8% su base annua, dopo l’1,7% registrato a marzo. La spinta arriva soprattutto dall’energia e dagli alimentari non lavorati.
Prezzi al consumo, ad aprile l’inflazione risale al 2,8%: pesano energia e alimentari
Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di aprile l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +1,2% su base mensile e del +2,8% su base annua. Il dato segna una nuova accelerazione rispetto al mese precedente e riporta al centro il tema del costo della vita, in particolare per le spese più ricorrenti delle famiglie.
La dinamica non appare però uniforme. L’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rallenta dal 1,9% all’1,6%. Anche l’indice al netto dei soli beni energetici scende leggermente, dal 2,1% al 2,0%. Il dato suggerisce quindi che la risalita dell’indice generale sia trainata soprattutto da alcune componenti molto sensibili alle tensioni sui mercati, senza indicare un’accelerazione generalizzata di tutte le voci del paniere.
Energia e alimentari spingono il dato generale
Secondo il comunicato Istat sui prezzi al consumo di aprile 2026, il fattore principale è rappresentato dagli energetici. I prezzi dei beni energetici passano da una variazione annua negativa a un forte rialzo: gli energetici non regolamentati salgono dal -2,0% al +9,9%, mentre quelli regolamentati passano dal -1,6% al +5,7%.
Nel dettaglio, l’approfondimento dell’Istituto nazionale di statistica evidenzia aumenti marcati per gasolio da riscaldamento, gasolio per mezzi di trasporto, gas naturale nel mercato libero, elettricità e benzina. A questi si aggiunge l’accelerazione degli alimentari non lavorati, che passano dal +4,7% al +6,0%, con rincari su ortaggi, prodotti ittici e frutta.
Come riferito anche da Sky TG24 nell’articolo sul rialzo dei prezzi legato alla crisi in Medio Oriente, sulla base delle elaborazioni Codacons, i rincari potrebbero avere effetti significativi sui bilanci familiari, con un aggravio stimato fino a quasi mille euro annui per una famiglia tipo, a parità di consumi. Si tratta di una valutazione dell’associazione dei consumatori, distinta dal dato statistico ufficiale dell’Istat e da leggere come stima di impatto economico, non come quantificazione istituzionale.
Carrello della spesa e acquisti frequenti
Sempre secondo l’Istat, il cosiddetto carrello della spesa, che comprende beni alimentari, prodotti per la cura della casa e della persona, sale al +2,5% dal precedente +2,2%. Ancora più evidente è la dinamica dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che passano dal +3,1% al +4,3%.
È questo uno dei dati più vicini all’esperienza quotidiana dei consumatori: alimentari, carburanti, trasporti, servizi di ristorazione e spese ricorrenti incidono infatti direttamente sulla percezione del potere d’acquisto.
Servizi in rallentamento, ma il 2026 acquisisce già il 2,4%
Secondo i dati Istat, mentre i beni accelerano dal +0,8% al +3,2%, i servizi rallentano dal +2,8% al +2,4%. Il differenziale tra servizi e beni diventa così negativo, segnalando uno spostamento della pressione inflazionistica verso le componenti materiali e di consumo corrente.
L’Istat indica inoltre un’inflazione acquisita per il 2026 pari al +2,4%. È il livello che si registrerebbe, in media annua, se nei mesi successivi l’indice restasse fermo sui valori di aprile. Un elemento che rende il dato rilevante anche nel dibattito su salari, contratti e capacità di spesa delle famiglie, fermo restando che si tratta ancora di stime preliminari.
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