La stima provvisoria dell’inflazione di febbraio fotografa un quadro ancora relativamente “contenuto”. Ma l’escalation tra USA‑Israele e Iran, con le tensioni sullo Stretto di Hormuz, rischia di spostare rapidamente l’equilibrio dei prezzi, proprio a partire dai beni essenziali.
Febbraio 2026: la fotografia ISTAT
Secondo la stima preliminare ISTAT, a febbraio 2026 l’indice NIC (al netto dei tabacchi) segna +0,8% su base mensile e +1,6% su base annua (da +1,0% di gennaio). L’accelerazione, nella lettura dell’Istituto, è trainata soprattutto dai servizi legati ai trasporti (da +0,7% a +3,0%), dai servizi ricreativi/culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +4,9%) e dagli alimentari non lavorati (da +2,5% a +3,6%).
Il dato che interessa più da vicino famiglie e lavoratori è il “carrello della spesa” (beni alimentari, cura della casa e della persona): su base annua cresce al +2,2% (da +1,9%). È una dinamica che, in assenza di shock esterni, avrebbe potuto rimanere in un sentiero di moderata crescita.
Dallo Stretto di Hormuz ai prezzi interni
La variabile che può cambiare lo scenario tra fine febbraio e marzo è la riapertura del canale energetico e logistico. Lo Stretto di Hormuz è un “collo di bottiglia” fondamentale per il transito di petrolio e gas: nelle ultime ore la crisi ha già innescato stop e rallentamenti operativi per una parte dei traffici commerciali, con riflessi immediati su prezzi energetici e costi assicurativi/di trasporto nelle ricostruzioni dei media internazionali (ad es. Reuters). Questo tipo di shock può propagarsi lungo l’intera catena dei costi, dai trasporti alla produzione.
Una sintesi dei possibili canali di trasmissione è proposta da Mondo Economico: shock energetico (petrolio e gas più cari), rialzo dei noli e tempi di consegna (rotte più lunghe, minore capacità disponibile), shock di fiducia (incertezza che frena consumi e investimenti). Sul fronte internazionale, un quadro coerente emerge anche dall’“explainer” di Reuters e dagli aggiornamenti sui costi di spedizione e assicurazione in area Golfo.
Cosa può aumentare a marzo (e perché)
Gli effetti, se persistono quotazioni elevate del greggio e costi di trasporto maggiori, tendono a manifestarsi prima su alcune voci:
I carburanti (e quindi parte dei costi di logistica) reagiscono con tempi relativamente rapidi alle variazioni delle quotazioni internazionali. Da qui può derivare un aumento “a cascata” su trasporto merci, consegne e distribuzione.
Nel comparto alimentare, i primi segnali possono arrivare sui prodotti più sensibili alla logistica e all’energia: freschi e filiera del freddo (conservazione e trasporto), oltre a lavorazioni industriali energivore. È il classico passaggio: il prezzo dell’energia non entra solo “alla pompa”, ma anche nei costi di produzione, imballaggi e movimentazione.
Un terzo canale è quello dei beni per la cura della casa e della persona: detergenza, carta, prodotti igienici e parte della chimica di base possono risentire sia dell’energia sia delle catene di approvvigionamento. In presenza di noli più alti e tempi più lunghi, il rischio è un riallineamento dei listini nel corso del mese.
Implicazioni per il rinnovo del contratto Difesa e Sicurezza?
Se a marzo il “carrello della spesa” dovesse confermare un’ulteriore accelerazione, il tema diventa immediatamente rilevante anche sul piano negoziale. Al tavolo per il rinnovo dei contratti dei comparti Difesa e Sicurezza, la variabile inflattiva non è un dettaglio: incide sul potere d’acquisto e sulla sostenibilità delle misure economiche (adeguamenti, indennità, tutela del reddito reale).
In altre parole: la fotografia ISTAT di febbraio fornisce la base, ma l’evoluzione della crisi Iraniana e la situazione sullo stretto di Hormuz può determinare uno scostamento rilevante già nel corso del mese di marzo con maggiore incidenza in quello successivo.
Le considerazioni sugli aumenti inflattivi hanno natura previsionale e condizionale: dipendono da durata e intensità della crisi, dall’andamento di petrolio e gas e dai tempi di trasferimento dei costi lungo la filiera. Perciò, è opportuno distinguere tra dati osservati (es. stime ISTAT di febbraio) e scenari elaborati da analisi economiche e stampa specializzata. È un elemento che, con le dovute prudenze, dovrebbe essere considerato nella costruzione di qualsiasi “pacchetto” contrattuale 2026: non per anticipare conclusioni, ma per evitare che la dinamica dei prezzi, come già accaduto nel periodo post-covid (2021-2023) eroda rapidamente gli incrementi attesi.
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