Tra proposte di innalzamento della permanenza in servizio e incertezze sulle risorse per la pensione perequativa, cresce la preoccupazione tra i militari. Il nodo non è il limite ordinamentale, ma l’accesso alla pensione anticipata. Servono chiarezza, coerenza normativa e garanzie previdenziali concrete.
Riceviamo e proponiamo il seguente articolo la cui completezza può essere letta seguendo il link indicato a fine pagina.
PENSIONI MILITARI: TRA INNALZAMENTO DELLA PERMANENZA IN SERVIZIO E INCERTEZZE SULLA PENSIONE PEREQUATIVA
Il SIULM Interforze Sindacato Unitario Lavoratori Militari ritiene doveroso intervenire pubblicamente sul tema delle pensioni del personale militare, alla luce delle disposizioni contenute nella Legge di Bilancio e delle modifiche emerse nei diversi passaggi parlamentari.
Negli ultimi mesi si è consolidata una preoccupazione crescente tra le donne e gli uomini delle Forze Armate: da un lato l’innalzamento della permanenza in servizio, dall’altro l’incertezza sulle risorse destinate alla pensione perequativa, istituto atteso dal personale militare da quasi trent’anni.
Una permanenza in servizio sempre più lunga
L’ipotesi di prolungare la permanenza in servizio del personale militare, soprattutto in prossimità della quiescenza, incide in modo significativo su una categoria già sottoposta a particolari condizioni di impiego, caratterizzate da:
- elevata usura fisica e psicologica;
- limitazioni nei diritti sindacali e contrattuali;
- obblighi di disponibilità permanente e mobilità.
Il SIULM Interforze evidenzia come l’intervento sull’età pensionabile NON riguarda il limite ordinamentale, ma il requisito d’accesso alla pensione anticipata.
Pensione perequativa: un’attesa lunga trent’anni
Il personale militare è passato al sistema contributivo nel 1995, senza però poter beneficiare di una vera previdenza complementare di comparto, a differenza di altri settori del pubblico impiego.
A ciò si aggiungono:
- lunghi periodi di blocco stipendiale;
- ritardi contrattuali strutturali;
- una pensione finale spesso non proporzionata alla carriera svolta.
La pensione perequativa rappresenta quindi non un privilegio, ma uno strumento di riequilibrio, più volte annunciato e mai pienamente realizzato. Le recenti discrepanze tra i testi approvati alla Camera e quelli successivamente esaminati al Senato, che sembrerebbero indicare una riduzione delle risorse dedicate, destano forte allarme.
Una contraddizione che va chiarita
Il SIULM Interforze ritiene contraddittorio chiedere ai militari di lavorare più a lungo, senza fornire certezze sul trattamento pensionistico finale.
Questo approccio rischia di minare:
- il principio di affidamento dello Stato verso i propri servitori;
- la motivazione del personale in servizio;
- l’attrattività delle carriere militari per le nuove generazioni.
Il SIULM Interforze chiede con forza:
- Chiarezza immediata sulle reali intenzioni del Governo in materia di pensione perequativa;
- Conferma e rafforzamento delle risorse destinate al riequilibrio pensionistico del personale militare;
- Coerenza normativa tra innalzamento della permanenza in servizio e le tutele previdenziali;
- Un confronto strutturato con i sindacati, affinché le riforme non siano calate dall’alto ma condivise.
Il personale militare ha sempre dimostrato senso dello Stato, disciplina e spirito di sacrificio.
Ora è lo Stato che deve dimostrare responsabilità, coerenza e rispetto, garantendo certezze previdenziali a chi ha servito e continua a servire il Paese.
Il SIULM Interforze continuerà a vigilare, intervenire e proporre soluzioni concrete, nella convinzione che difendere i diritti dei militari significhi rafforzare le Forze Armate e la democrazia.
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